scandalinbohemia: (Default)
[personal profile] scandalinbohemia
Titolo: Messaggi (Messages)
Autore: [livejournal.com profile] elapsedspiral
Traduttore: [livejournal.com profile] fiorediloto
Fandom: Axis Powers Hetalia
Pairing: Ludwig/Feliciano (Germania/Italia)
Parte: 2/7
Rating: PG
Spoiler: Posto che non credo che Hetalia si possa spoilerare e che non conosco il manga, direi che l'unico spoiler è per tutta la serie di Chibitalia fino al "bacio". (N.d.T.)
Fic originale: qui (& sgg.)
Permesso di traduzione: qui
Note dell'autore: In fondo al testo.
Nota del traduttore: Un piccolo elenco dei personaggi della storia e dei loro nomi propri a uso degli smemorati e dei non addetti ai lavori:

Ludwig: Germania
Feliciano Vargas: Nord Italia
Lovino Vargas: Sud Italia
Francis Bonnefoy: Francia
Kiku Honda: Giappone
Arthur Kirkland: Inghilterra
Alfred F. Jones: USA
Ivan Braginski: Russia
Gilbert Beilschmidt: Prussia (Germania dell’Est)
Matthew Williams: Canada


*


“Signori, prego, seguitemi al vostro tavolo.”

Obbedirono, Feliciano con passo allegro e saltellante, Ludwig strascicando i piedi con aria pensierosa.

Non appena entrati nel piccolo ristorante, nascosto in un vicolo di uno dei boulevard principali di Parigi, la cosa che aveva dimenticato di far notare a Feliciano gli era tornata in mente. Ora, seduti insieme a lume di candela, il pensiero l’aveva colpito in mezzo al petto con sufficiente forza da mandarlo a nascondersi dietro il menù.

Era il giorno di San Valentino. Feliciano lo sapeva, no? La folla di uomini e donne francesi innamorati, che si imboccavano il dolce a vicenda e facevano piedino sotto i tavoli, certamente l’aveva spinto a fermarsi e sentirsi imbarazzato.

Il peggio, pensò Ludwig mentre fissava la lista dei vini (sapendo bene che avrebbe lasciato scegliere Feliciano, dato che ne sapeva pochissimo), era il fatto che non era passato molto da quando aveva tentato di dichiararsi all’altro in quello stesso giorno, un tentativo terminato in completa umiliazione.

“Ludwig?”

Riluttante, abbassò il menù e lanciò uno sguardo a Feliciano attraverso il piccolo tavolo rotondo. Al di sotto del piano, sentì il leggero movimento dei piedi di Feliciano avanti e indietro. Abbozzò un’espressione serena.

“Sì?”

Feliciano gli rivolse uno dei suoi sorrisi caldi e luminosi, accresciuto dal gioco della luce della candela sui suoi lineamenti. La luce fece brillare i suoi occhi di salute e divertimento. “Tutto a posto? Ti stai divertendo, sì?”

“Sì. Sì, mi sto divertendo” disse, con sincerità. Deglutendo debolmente, aggiunse: “Feliciano, mi chiedevo se ti sei accorto della dat…”

“Ah, bonne Saint Valentin a voi due.”

“Bonne Saint Valentin!” rispose Feliciano, allegramente. Le parole ebbero l’effetto opposto su Ludwig, che sentì le spalle incurvarsi dentro il completo non appena se ne rese conto: l’altro sapeva della data.

“Vedo che siete tutti e due splendidi,” aggiunse Francis, in tono piacevole ma sottilmente lascivo. “Anche se hai scelto di vestirti, Feliciano. Sono sicuro che Ludwig concorda che non è stata la scelta migliore, non?”

“Sono venuto per mangiare,” disse Ludwig, stringendo il suo menù un po’ più forte nelle mani e sibilando ogni parola a denti stretti. “Vorrei ordinare.”

“Molto bene.” Francis alzò gli occhi al cielo solo un pochino quando Ludwig ordinò escargot per sé e per Feliciano, ma riservò un sorriso affettuoso all’italiano quando osò scegliere un vino un po’ più recente e intenso per accompagnare il piatto. Con un veloce, largo sorriso al fratello minore, Francis scomparve in direzione della cucina. Una volta raggiuntala, si diede in una gran risata.


*


L’ora si fece tarda, e le candele su ogni tavolo e i candelieri in alto divennero sempre di più l’unica fonte di luce nel ristorante, spargendo una luminescenza morbida e delicata sull’arredamento e sugli avventori.

In questa luce, Ludwig pensò mentre vuotava il suo bicchiere di vino, il viso di Feliciano sembrava più morbido, più liscio, e a tratti quasi femminile. Cercò di alternare lo studio dell’altro e del suo aspetto solare all’osservazione di altre parti della stanza: la gamba di un tavolo, un quadro, il costante sorrisetto di Francis nella loro direzione.

“Ti è piaciuto?”

A Ludwig sembrò che il suo piatto vuoto, completamente ripulito, fosse già una risposta alla domanda.

“Molto. Ti stai godendo il tuo compleanno?”

Il sopracciglio di Feliciano sembrò dare un piccolo scatto di confusione per una frazione di secondo, ma forse fu un effetto creato dal tremolare della luce della candela.

“Oh, sì. Adoro sempre mangiare il cibo di Francis. E mi piace stare con te.” Chiuse gli occhi con aria appagata. “Penso che renda febbraio più piacevole, mangiare bene. Non mi piace il freddo, quindi un buon pasto mi fa sentire al caldo.”

“Capisco.” Ludwig prese una bottiglia di vino chiusa dal secchiello posto accanto al loro tavolo. “Un altro bicchiere?”

“Mm. Penso di aver scelto quello giusto; stava proprio bene con gli escargot.” Allungò il bicchiere, guardando Ludwig aprire la bottiglia col cavatappi.

“Chiediamo a Francis di aprirla?”

“Posso farlo…”

“Ma la tua spalla…”

Le parole finirono sottolineate dal “pop” del tappo che saltava via dal collo della bottiglia. Ludwig, tuttavia, era troppo intento a fissare Feliciano per accorgersene.

“Cos’hai detto?”

“Ludwig, abbassa la bottiglia, lo stai versando…”

Obbedì, alla cieca, sempre tenendo gli occhi puntati su Feliciano in un modo che all’uomo ricordò un predatore in agguato per la sua prossima preda.

“Come sapevi che mi faceva male la spalla? Non te l’ho mai detto.”

“Ha importanza?”

“Sì. Ha importanza perché è impossibile. È del tutto inspiegabile che tu lo sappia.” Ludwig mantenne il tono più basso che poté, ma anche così sentì qualcuno degli altri clienti voltarsi incuriosito verso di loro. L’ulteriore interesse fece solo battere il suo cuore più veloce e tremare il suo tono di risentimento represso.

“Come lo sai? Non hai mai vi…”

Nervoso, Feliciano stava passando un dito gentilmente lungo la sua spalla, in quella che, Ludwig realizzò, era un’incredibile copia della sua stessa cicatrice: la dimensione, la linea diagonale e affilata che disegnava lungo la pelle.

“Dimmi come lo sai.”

Con evidente riluttanza, Feliciano guardò Ludwig negli occhi e sorrise. L’espressione disarmò Ludwig: non l’aveva mai visto così turbato.

“Perché tu mi hai mostrato la ferita.”

“Non so come mi sono fatto quella cicatrice. Non l’ho mai saputo.”

“Beviamo un po’ di vino, sì?” Feliciano allungò il bicchiere. Non era uno scherzo della luce, stavolta, Ludwig ne era sicuro: il labbro inferiore dell’uomo stava tremando. Il suo improvviso cambiamento d’umore non fece altro che precipitare quello di Ludwig.

“Non ti ho mai mostrato quella cicatrice. Non l’hai mai vista. Mi stai mentendo.”

Il bicchiere fu riposato sul tavolo con un lieve tintinnio. Feliciano studiò il modo in cui la luce ne attraversava la superficie mentre iniziava a parlare in tono piatto.

“È stato molto tempo fa, quindi non ha molta importanza. Possiamo non parlarne? Non voglio metterti ansia.” Sembrò costringersi a incontrare lo sguardo di Ludwig un’altra volta, con un’aria di scusa. “Voglio solo stare qui con te.”

Ludwig si versò un bicchiere di vino e lo bevve quasi tutto in silenzio. Lo sentì scivolare giù lungo la gola, troppo freddo, bruciandola col suo sapore frizzante e aspro.

Posò il bicchiere sul tavolo e scosse fermamente la testa.

“Devi dirmi quello che sai.”

“Posso avere un po’ di vino anch’io?” chiese Feliciano, docile.

“Dimmi quello che sai.”

Le spalle dell’altro si incurvarono, come se sentisse freddo. Inoltre a Ludwig diede l’impressione che anche lui fosse ferito. La cicatrice continuava a pulsare e pizzicare con scariche di dolore che correvano su lungo il braccio o giù dal collo.

“Quando eravamo giovani, ti sei ferito.” Ludwig sentì i suoi occhi spalancarsi a quelle parole; e tuttavia la sua bocca rifiutò di funzionare, di lasciarlo gridare o di lasciargli chiedere una spiegazione. La voce di Feliciano era tenera, nostalgica perfino, mentre continuava: “Finivi sempre in un sacco di incidenti. Io ti dicevo di non farlo, perché era troppo pericoloso, e non volevo che ti facessi male come il Nonno.” Feliciano fece una pausa. “Così, ogni volta che ti ferivi, ti davo un bacio per farlo passare. E ho baciato quella cicatrice.” Di nuovo, accarezzò la propria spalla con un dito tremante. “E tu hai detto che ti sentivi meglio. Ecco come lo so – perché l’ho sempre saputo.”

La cicatrice bruciò di nuovo dolore quando il cuore di Ludwig prese a battere più veloce. Sbatté forte le palpebre come se l’azione potesse in qualche modo schiarirgli la mente. Quello che fece fu spingerlo a infilare una mano dentro la giacca e tirarne fuori il suo portafoglio. Con cautela, consapevole delle innumerevoli paia d’occhi su di lui, contò banconote di euro. Ne posò diverse in una pila ordinata, e poi una singola di grosso taglio contro di essa.

Con suo disgusto, vide che gli tremava la mano mentre indicava entrambi i mucchi, alzandosi dalla tavola.

“Per la cena,” spiegò, nel tono pratico che riservava per le conferenze. “E per il tuo taxi.” La voce sfumò mentre aggiungeva, in tono conclusivo: “Stai mentendo. Non è mai successo”.


*


“Feliciano. Sono Ludwig. Penso che sarebbe meglio se noi non…”

“Il numero da lei composto non è raggiungibile.”
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Scandal in Bohemia

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