scandalinbohemia: (Default)
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Titolo: Messaggi (Messages)
Autore: [livejournal.com profile] elapsedspiral
Traduttore: [livejournal.com profile] fiorediloto
Fandom: Axis Powers Hetalia
Pairing: Ludwig/Feliciano (Germania/Italia)
Parte: 4/7
Rating: PG
Spoiler: Posto che non credo che Hetalia si possa spoilerare e che non conosco il manga, direi che l'unico spoiler è per tutta la serie di Chibitalia fino al "bacio". (N.d.T.)
Fic originale: qui (& sgg.)
Permesso di traduzione: qui
Note dell'autore: In fondo al testo.
Nota del traduttore: Un piccolo elenco dei personaggi della storia e dei loro nomi propri a uso degli smemorati e dei non addetti ai lavori:

Ludwig: Germania
Feliciano Vargas: Nord Italia
Lovino Vargas: Sud Italia
Francis Bonnefoy: Francia
Kiku Honda: Giappone
Arthur Kirkland: Inghilterra
Alfred F. Jones: USA
Ivan Braginski: Russia
Gilbert Beilschmidt: Prussia (Germania dell’Est)
Matthew Williams: Canada


*


Il suo halbes Hähnchen mit Pommes giaceva di fronte a lui sul tavolino di formica, più o meno intatto. Ludwig però continuava a giocherellare con le patatine senza interesse, e sedeva guardando le macchine entrare e uscire dai parcheggi dell’area di servizio attraverso una larga finestra di vetro laminato.

La monotonia del guidare verso casa lungo l’autobahn piuttosto calma gli aveva liberato la mente dalla sequenza ripetitiva delle sue azioni e delle reazioni di Feliciano della notte prima; al suo posto ora c’era uno spazio vacante, come un ufficio pulito e vuoto con ogni cosa in piena vista.

Mentre guidava, i suoi occhi avevano iniziato a vedere il parabrezza e non la strada, concentrandosi sul sottile strato di sporco sulla superficie e sul modo in cui la luce colpiva il vetro curvo. Ludwig l’aveva interpretato come un segnale e aveva parcheggiato all’area di servizio più vicina, dove aveva raggiunto la zona ristorante e ordinato il piatto intatto di fronte a lui. Ma, cosa più importante, mentre fissava fuori dalla finestra si era accorto che i pensieri gli sorgevano alla mente chiari e incisivi, non più preda dello stagnante circolo vizioso di senso di colpa di prima.

La sua vita era proprio come il parabrezza della macchina, aveva deciso, il pensiero nuovo e facile da raggiungere. C’era qualcosa di intangibile ma reale che si poneva costantemente tra lui e il mondo. Lo proteggeva, agendo come uno schermo contro gli attacchi della vita quotidiana: nelle riunioni, lo usava per mantenere la mente fredda; a casa, lo usava per restare impassibile nei confronti di suo fratello. Lo usava per tenere Feliciano alla giusta distanza.

Il dolore alla spalla, ora quasi confortante, era una crepa in quella finestra che teneva il mondo sotto controllo. Attraverso la più minuscola e insignificante delle fenditure, Feliciano stava riuscendo a filtrare, così vicino che avrebbe potuto… cosa? Toccarlo? Fidarsi di lui? Ludwig rimase seduto, appoggiando la testa sul palmo della mano, il gomito sul piano del tavolo. Si passò lentamente un dito sulla bocca e si scoprì ad immaginare che fosse il tocco di Feliciano: il suo dito, o le sue labbra.

La consapevolezza di ciò che doveva fare gli asciugò la bocca e gli attorcigliò lo stomaco. Contrattò con se stesso per un po’ e respinse la paura osservando la gente intorno a lui: la sua gente. Una coppia giovane aveva portato una mappa e indicava vari itinerari, entrambi scuotendo la testa e puntando strade diverse mentre l’altro tracciava col dito un altro percorso. Una famiglia giocava con due bambini piccoli, chiaramente annoiati dal viaggio, tenendoli per le mani e facendoli ondeggiare in avanti da una parte all’altra del pavimento di mattonelle della zona ristorante. Una giovane donna seduta qualche posto più in là sorrideva un sorriso splendido ed eccitato alla volta del cellulare che teneva in mano. I suoi occhi scrutavano lo schermo con ansia, assaporando qualunque cosa vi fosse scritta.

“Verdammt,” borbottò nel palmo.

Significava soltanto, si disse, che aveva paura della felicità. Per nulla al mondo avrebbe permesso a se stesso di sospettare stupidamente delle risate, del calore o dei sorrisi; e non gli importava chi l’avrebbe visto. Essere a disagio di fronte a queste cose significava avere paura dell’italiano, il suo italiano, e questo era davvero troppo ridicolo per esprimerlo a parole.

Ludwig lanciò un ultimo sguardo alla donna seduta dall’altra parte, al suo sorriso e a quanto fosse aperto, un’espressione che sembrava toccare tutte le persone intorno a lei.

Dannazione. Svuotò il suo vassoio col cibo intatto e uscì determinato dall’area di servizio, seguito dalla giovane coppia che, avendo deciso sul percorso, camminava ora mano nella mano fino alla macchina.


*


Quando tornò a casa, era sera presto. La prima vista a salutarlo quando aprì la porta di casa fu quella di suo fratello, il sedere per aria mentre scavava nel suo frigorifero.

Da dentro l’elettrodomestico risuonò la voce di Gilbert.

“Uh? Pensavo che fossi a quella stupida riu…”

Per nulla al mondo avrebbe continuato a temere una possibile felicità. Si diede la spinta verso il fratello, posando la valigetta e ripetendo il sentimento nella sua testa come un mantra. Il secondo successivo, Ludwig tirò via il fratello tenendo per la t-shirt, sbatté l’anta del frigorifero e spinse l’altro contro l’elettrodomestico, tenendolo fermo. Il dolore della cicatrice a quel gesto ora quasi gli diede forza.

“Ovest, che ca…“

“Quanto sai di me?” Studiò Gilbert con gli occhi stretti e un’aria sconcertata. Era incredibile come le parole gli venissero facili adesso, nonostante il suo corpo ancora tremasse leggermente per lo sconcerto di ciò che stava facendo. “Hai il coraggio di venire qui e rubare la mia cazzo di birra e sai cose di me di cui non ho idea.”

Gilbert sollevò un sopracciglio con calma. Alzò una mano e bussò sulla fronte di Ludwig, notando col gesto la presenza di una vena pulsante. “Hallo? Jemand zu hause?”

Ludwig lo spinse su di nuovo contro l’elettrodomestico bianco lucido, abbastanza forte da far vacillare l’espressione compiaciuta di Gilbert.

“Ancora non so di che cazzo parli.”

“Ho cicatrici che non riesco a ricordare di essermi fatto. L’unica cosa che ricordo è che ero più alto di te. Non so niente prima di questo; come funziona? Perché sono l’unico che non ricorda? Perché non posso avere storie come Francis e Arthur, sul Medioevo o prima? Sei mio fratello: devi saperlo; per forza.”

Gilbert gli lanciò uno sguardo impassibile che, a Ludwig fece piacere notare, aveva un bagliore di circospezione. “E allora? Vuoi vedere le tue foto da bambino? Tanto non sei mai stato bello come me, Ovest.”

“Ah! Leck mich am Arsch, Ost,“ ringhiò.

“Ja, ja. Dimmi soltanto che diavolo hai. Che cos’è stato?”

La sua risolutezza vacillò. Chiudendo gli occhi, Ludwig ricordò come aveva ridotto Feliciano quella notte. Fece del suo meglio per abbattere i propri scudi di vetro.

Le parole sembrarono esigere un pedaggio fisico quando le costrinse a uscire.

“Conoscevo Feliciano? Quando ero più giovane?”

Gilbert riuscì a liberarsi della stretta sempre più lenta di Ludwig. “Non lo so. Ti ho solo raccolto lungo la strada,” sospirò, aprendo di scatto una credenza e prendendo una lattina di birra. “Avresti potuto dirlo.”

“Dire cosa? Dimmelo.”

L’uomo aprì la lattina e bevve un po’ prima di rispondere, con un tono più imbarazzato che mai, per quanto lui potesse imbarazzarsi: “Che ti piaceva Italia, o che ti mancava… È passato tanto tempo, Ovest. Siamo andati avanti.” Dopo un altro sorso, avendo raccolto del coraggio aggiuntivo assolutamente superfluo, ridacchiò alla volta del fratello. “Perché? Pensavi di chiederglielo di nuovo?”

Ludwig afferrò una maniglia della sua valigetta, per dare a se stesso un qualche senso di normalità. Non servì a cambiare la sensazione che tutto della sua vita fosse alterato, anche solo minimamente, e che d’ora in poi sarebbe vissuto a una velocità diversa, in un ambiente sottilmente diverso, con relazioni sottilmente alterate.

“Kümmere dich um deine eignene Angelegenheiten.“


*


“Feliciano, sono Ludwig. Rispondi. Per favore.

Feliciano, devo parlarti. Io… Verdammt.”

“Il numero da lei composto non è raggiungibile.”



*


“Feliciano?”

“Il numero da lei composto non è raggiungibile.”






Note dell’autore:


Verdammt – Dannazione.

Hallo! Jemand zu hause? – Ehilà! C’è nessuno in casa?

Leck mich am Arsch – Leccami il culo. Un insulto piuttosto che un ordine, ovviamente.

Kümmere dich um deine eignene Angelegenheiten – Fatti i fatti tuoi.
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